La storia delle Guide Alpine italiane

(a cura di Giuseppe Casagrande)

 

La Guida Alpina è il primo professionista della montagna. Primo perché la storia gli riconosce un'intraprendenza professionale nel proporsi come accompagnatore esperto e capace di garantire sicurezza che affonda le radici nella primissima stagione del turismo alpino. E primo anche sul piano della formazione professionale che raggiunge livelli qualitativi talmente elevati da promuovere la Guida Alpina a unico professionista capace di garantire la massima sicurezza a chi vuole frequentare la montagna. E questo fin dall'alba della professione.

La storia delle Guide Alpine italiane è come un mosaico con tante tessere o tasselli quanti sono i Collegi regionali o provinciali.

Ogni tassello racconta una storia che si inanella, si intreccia e si sovrappone alle altre fino a diventare un tutt'uno. Possono cambiare le date di nascita, le prime salite e i clienti, ma l'esperienza, le conoscenze, le tecniche di arrampicata, gli accorgimenti per garantire la sicurezza nella progressione, non cambiano. Appartengono al patrimonio professionale di tutte le Guide Alpine d'Italia, indipendentemente dalle montagne di appartenenza.

E' difficile stabilire quando sia nata la professione di Guida Alpina. Nel corso della storia le figure che si sono adoperate per "indicare la strada" a mercanti e viaggiatori attraverso i valichi alpini o appenninici sono state molteplici. Pensiamo solo ai giovani valligiani, i marrons, che accompagnavano i pellegrini sul Colle del Gran San Bernardo.

 

Di certo le prime Guide Alpine erano persone esperte di montagna. Conoscevano alla perfezione le montagne di casa. Si trattava di un'esperienza vissuta in quanto cacciatori, pastori, boscaioli. Uomini che vivevano e faticavano in montagna di giorno e di notte. La loro "trasformazione" in Guide Alpine è avvenuta nel XIX secolo con l'esplosione della "moda" dell'andar per monti. D'un colpo hanno assaporato i vantaggi economici derivanti dall'accompagnare i primi facoltosi turisti e i primi esploratori.

Ufficialmente la nascita della professione di Guida Alpina viene fatta coincidere con la prima salita sul Monte Bianco effettuata nel 1786 da Jacques Balmat e Michel Paccard. L'anno successivo, ritornando in vetta al Bianco per accompagnare lo scienziato Horace Bénédict de Saussure, Balmat inaugurò la stagione delle ascensioni con Guida.

Da allora la pratica alpinistica guidata si è allargata sempre più e i coraggiosi frequentatori-protagonisti della montagna si sono moltiplicati sull'intero arco alpino. Un nome per tutti, contemporaneo di Jacques Balmat, è Giovanni Battista Jacchetti, cacciatore di camosci di Macugnaga, annoverato tra le prime Guide Alpine italiane. Negli ultimi anni del 1700 figurava come il massimo esperto del Monte Rosa. E c'è chi lo considera il padre dell'alpinismo moderno.

Nel 1821 nasce la Compagnie des Guides de Chamonix, la prima associazione al mondo dedicata ai professionisti della montagna.

In Italia la prima associazione di Guide Alpine è nata nel 1850 a Courmayeur. I nomi delle Guide Alpine che la fondarono sono scolpiti sulla roccia: Emile Rey, Arturo Ottoz, i fratelli Ollier, Bonatti, Zappelli. Primi nella storia e primi nell'interpretare correttamente il ruolo di professionista della montagna. Rey è considerato ancor oggi un esempio di intelligente capacità nel coniugare abilità tecnica, amore per il proprio lavoro, coraggio ed affabilità. Non è forse questo il rapporto ideale che una Guida Alpina deve avere con il cliente-turista?

Nel 1888 Rey ha effettuato la prima invernale del Monte Bianco.

Esemplare il suo approccio mentale alla montagna e alla professione di Guida.

Ripeteva spesso: "Non è il guadagno che mi spinge sulle vette. E' la grande passione che ho per la montagna. Ho sempre considerato l'onorario come una cosa secondaria nella mia vita di Guida Alpina."

Chissà se la pensavano così anche le altre Guide Alpine del tempo.

Chissà se la pensava così Francesco Lacedelli, prima Guida Alpina di Cortina d'Ampezzo. Il suo libretto è datato 1864. Francesco Lacedelli, detto Checo de Meleres, è stato la Guida che ha accompagnato in tutte le sue ascensioni Paul Grohmann.

L'epopea di Francesco Lacedelli è la dimostrazione che in Veneto e in Trentino Alto Adige la storia delle Guide Alpine coincide con l'origine dell'alpinismo dolomitico. Con la pubblicazione, nel 1864, del libro "The Dolomite Mountains" di Gilbert e Churchil dove viene usato per la prima volta il nome Dolomiti che sono state prese letteralmente di mira da parte di alpinisti-esploratori inglesi, tedeschi, austriaci e ungheresi che, per salire sulle vette, avevano bisogno delle Guide Alpine.

I nomi delle prime Guide Alpine trentine vengono pubblicati nel primo annuario della Società Alpinisti Tridentini datato 1874.

Nella seconda metà del 1800, la dove ci sono le grandi montagne, si organizzano i primi gruppi di Guide Alpine. E questo non solo lungo l'arco alpino. Prendiamo l'Abruzzo. Dopo il 1850 l'attività alpinistica sul Gran Sasso si intensifica. A guidarla c'è Giovanni Acitelli che figura tra i precursori delle Guide Alpine apenniniche.

Con l'aumentare delle opportunità di lavoro le Guide Alpine cominciano ad affinare la preparazione tecnica e a perfezionare la formazione professionale. Nel 1898 le Guide della Lombardia organizzano il primo "Corso d'istruzione".

Nel 1888 nasce il Consorzio delle Guide Alpine delle Alpi Occidentali. E all'inizio dell'anno 1895 si costituiscono i Consorzi delle Alpi Centrali e delle Alpi Orientali.

Nel 1930 fa capolino il Consorzio Nazionale Guide Alpine e Portatori.

Nel 1978 il Consorzio si trasforma in Associazione Guide Alpine Italiane, l'AGAI.

Nel 1989 viene riconosciuta la figura professionale della Guida Alpina. A stabilirlo è la Legge Quadro numero 6 che inserisce quella della Guida Alpina tra le professioni a carattere intellettuale.

Poi la storia racconta della nascita di una nuova figura professionale che fa riferimento ai Collegi regionali delle Guide Alpine: l'Accompagnatore di Media Montagna.

E siamo così arrivati ai nostri giorni... che non sono ancora storia ma che lo diventeranno presto. E sarà una storia più o meno importante a seconda di come le Guide Alpine italiane la sapranno scrivere e testimoniare con il loro lavoro di professionisti della montagna.


I professionisti della montagna

'La guida alpina è chi svolge professionalmente le seguenti attività: accompagnamento di persone in ascensioni sia su roccia che su ghiaccio o in escursioni in montagna; accompagnamento di persone in ascensioni sci-alpinistiche o in escursioni sciistiche; i9nsegnamento delle tecniche alpinistiche e sci-alpinistiche con esclusione delle tecniche sciistiche su piste di discesa e di fondo.'

Questa è la definizione di guida alpina che dà la legge del 2 gennaio 1989, n°6.

Ma cosa si cela dietro a queste poche parole? Un universo fatto di passione per la montagna, formazione di standard elevatissimo, aggiornamento continuo, conoscenza e rispetto del territorio, capacità di rapportarsi agli altri.

Non è facile descrivere le attività e le caratteristiche di una guida alpina con poche semplici parole: molto spesso i frequentatori della montagna non conoscono le guide alpine e solo nel momento in cui decidono di fare un escursione con una di loro si rendono conto di cosa significhi realmente.

Arrampicata su roccia, alpinismo classico, sci-alpinismo, freeride, arrampicata su cascate di ghiaccio, canyoning sono le attività per le quali le guide alpine sono altamente preparate a livello tecnico, ma non basta.

La formazione per diventare guida alpina prevede tutta un'altra serie di materie e argomenti legati alla conoscenza dell'ambiente, alla nivologia, all'autosoccorso, alla gestione del rischio e alla capacità di relazionarsi con l'altro che fanno di essa l'unica figura professionale riconosciuta a livello nazionale e internazionale.

 


Imparare sul campo

La formazione per diventare guida alpina prevede due gradi. Il primo passo è l'ottenimento della qualifica di Aspirante Guida.

Il percorso formativo che porta al raggiungimento di tale titolo rappresenta circa il 90% dell'iter formativo completo che porta al conseguimento dell'abilitazione all'esercizio della professione di guida alpina.

L'Aspirante guida è, pertanto, un professionista a tutti gli effetti al quale è consentito praticare tutte le attività riservate per legge alla guida alpina con alcune limitazioni.

All'Aspirante Guida non è consentito accompagnare in ascensioni di maggiore impegno, definite dalle leggi regionali con riguardo alle caratteristiche delle zone montuose. Questo divieto non sussiste se l'aspirante guida fa parte di comitive condotte da una guida alpina-maestro di alpinismo.

L'Aspirante Guida può esercitare l'insegnamento sistematico delle tecniche alpinistiche e sci-alpinistiche solo nell'ambito di una scuola di alpinismo o sci-alpinismo.

L'Aspirante guida è una figura professionale iscritta nell'albo dei collegi regionali e provinciali.

 


 

Tappe Fondamentali Nella Storia Della Guida Alpina.


1821 Pur operando da decenni, le prime Guide alpine ufficiali si associano a Chamonix

 

1850 Anche le Guide alpine di Courmayeur si associano e fondano la tuttora esistente "Società delle Guide di Courmayeur

 

1888 Nasce il "Consorzio delle Guide alpine delle Alpi Occidentali"

 

1900 Nascono consorzi analoghi nelle Alpi Centrali ed Orientali

 

1930 Nasce il Consorzio Nazionale Guide alpine e Portatori

 

1978 Il Consorzio si trasforma in "Associazione Guide alpine Italiane"

1986 Le Guide alpine presentano un progetto di legge per essere riconosciuti come professionisti

1989 Entra in vigore la Legge Quadro n. 6 che inquadra la professione di Guida alpina tra le professioni a carattere "intellettuale"

1997 Dopo lunghe peripezie burocratiche si insedia il primo Collegio Nazionale delle Guide alpine Italiane

1998 Le Guide alpine, dopo aver trovato un degna collocazione sociale, iniziano nuovi rapporti con le istituzioni


 


Ruolo Sociale

L'utente della montagna normalmente ricorre alla prestazione di una figura professionale solo in casi particolari, una scalata particolarmente difficile e impegnativa o l'apprendimento dei rudimenti tecnici di base.

La perniciosa equazione "facile = sicuro , difficile = pericoloso " purtroppo miete ogni anno centinaia di vittime.

Nel 1996 sono stati 311 i deceduti sull'arco alpino italiano, pochi alpinisti e molti escursionisti anche accompagnati da "amatori" non qualificati.

Si spera che ci siano sempre meno eventi tragici, ma le statistiche indicano un costante trend di crescita, soprattutto in campo escursionistico. Il 75% degli incidenti avviene per scivolata, ciò si tramuta in costi sociali elevatissimi, dalla mobilitazione dei soccorritori (18.000 i soccorritori mobilitati nel 1996) alle spese di trasporto (sempre elevate vista la tipologia dei luoghi), all'ospedalizzazione con le relative cure.

Quindi l'utente della montagna deve essere informato che la prima regola di sicurezza è intraprendere la propria escursione con la dovuta preparazione, ma se si è inesperti, anche con un accompagnatore qualificato.

L'istituzione di tali figure, per legge dello Stato Italiano e della Regione del Veneto, sancisce l'importante ruolo sociale e l'esclusività delle competenze.